ha preso anche il Nobel

C’è un mio amico di Reggio Emilia che ha tradotto Beckett in dialetto reggiano. Ha tradotto un racconto che cominciava con l’espressione I was feeling awful. Che ritradotto in italiano dalla traduzione che ne ha fatto quel mio amico in dialetto reggiano suona così: Stavo male. Be’, c’è un traduttore italiano, che ha tradotto Beckett in italiano, quell’inizio lì, I was feeling awful, l’ha tradotto così: Avevo una tarantola di inquietudini in petto.

Ecco, io mi chiedo, Cosa avrà pensato, quel traduttore lì? Beckett ha preso il Nobel, deve aver pensato, non può mica scrivere Stavo male. Stavo male son capace tutti, di scriverlo. Beckett gli han dato anche il Nobel. Non può mica scrivere una cosa del genere. Ha preso anche il Nobel.

(Paolo Nori, da “Pubblici Discorsi” , Comandano loro, discorso sulle lingue inventate pronunciato a Udine il 20 ottobre 2007)

audace (e pure santo)

Vincenzo Catena, “San Gerolamo nello studio”, 1510 ca. Olio su tela,The National Gallery.

Vincenzo Catena, “San Gerolamo nello studio”, 1510 ca. Olio su tela,The National Gallery.

“La verità è che ho adempiuto in parte al compito del traduttore e in parte a quello dello scrittore.”

(San Gerolamo, Epistola 57 a Pammachio, traduzione italiana di Umberto Morrica)

secondo il proprio passo, il proprio ritmo, il proprio passato presente.

Di Alice si potrebbe forse dire che è il testo che non è ed è pertanto il testo perfetto: è costantemente spostato un po’ più avanti o un po’ più indietro di dove ognuno pensa di averlo colto – spesso acchiappato. È un testo da inseguire ed è un testo che invariabilmente ci troviamo alle spalle, che bussa, che chiede permesso per superarci, che ha più tempo di noi e tuttavia non ha tempo da perdere, e ognuno starà al gioco secondo il proprio passo, il proprio ritmo, il proprio passato presente. (Aldo Busi, introduzione ad Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll, traduzione di Aldo Busi, Feltrinelli, 2002)