d’una vaga incipriatura estetica

Giovanni Boldini, "Donna Franca Florio)

“Chi era ella mai?
Era uno spirito senza equilibrio in un corpo voluttuario. A similitudine di tutte le creature avide di piacere, ella aveva per fondamento del suo essere morale uno smisurato egoismo. La sua facoltà precipua, il suo asse intellettuale, per dir così, era l’immaginazione: una immaginazione romantica, nutrita di letture diverse, direttamente dipendente dalla matrice, continuamente stimolata dall’isterismo. Possedendo una certa intelligenza, essendo stata educata nel lusso d’una casa romana principesca, in quel lusso papale fatto di arte e di storia, ella erasi velata d’una vaga incipriatura estetica, aveva acquistato un gusto elegante; ed avendo anche compreso il carattere della sua bellezza, ella cercava, con finissime simulazioni e con una mimica sapiente, di accrescerne la spiritualità, irraggiando una capziosa luce d’ideale.
Ella portava quindi, nella commedia umana, elementi pericolosissimi; ed era occasion di ruina e di disordine più che s’ella facesse pubblica professione d’impudicizia.
(Gabriele D’Annunzio, “Il piacere”)

e dice che io, senza di lui, non son buona a niente

( John William Waterhouse, Kirkcaldy Museum and Art Gallery, Scotland)

( John William Waterhouse, Kirkcaldy Museum and Art Gallery, Scotland)

Per me, ogni attività è sommamente difficile, faticosa, incerta. Sono molto pigra, e ho un’assoluta necessità di oziare, se voglio concludere qualcosa, lunghe ore sdraiata sui divani. Lui non sta mai in ozio, fa sempre qualcosa; scrive a macchina velocissimo, con la radio accesa; quando va a riposare il pomeriggio, ha con sé delle bozze da correggere o un libro pieno di note; vuole, nella stessa giornata, che andiamo al cinematografo, poi a un ricevimento, poi a teatro. Riesce a fare, e anche a farmi fare, nella stessa giornata, un mondo di cose diverse; a incontrarsi con persone più disparate; e se io son sola, e tento di fare come lui, non approdo a nulla, perché là dove intendevo trattenermi mezz’ora resto bloccata tutto il pomeriggio, o perché mi sperdo e non trovo le strade, o perché la persona più noiosa e che meno desideravo vedere mi trascina con sé nel luogo dove meno desideravo di andare. Se gli racconto come si è svolto un mio pomeriggio, lo trova un pomeriggio tutto sbagliato, e si diverte, mi canzona e s’arrabbia; e dice che io, senza di lui, non son buona a niente.
(Natalia Ginzburg, “Io e lui”,  in Le piccole virtú, Einaudi)

il tempo migliore

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C’è una certa monotona uniformità nei destini degli uomini. Le nostre esistenze si svolgono secondo leggi antiche ed immutabili, secondo una loro cadenza uniforme ed antica. I sogni non si avverano mai e non appena li vediamo spezzati, comprendiamo a un tratto che le gioie maggiori della nostra vita sono fuori della realtà. Non appena li vediamo spezzati, ci struggiamo di nostalgia per il tempo che fervevano in noi. La nostra sorte trascorre in questa vicenda di speranze e di nostalgie. Mio marito morí a Roma nelle carceri di Regina Coeli, pochi mesi dopo che avevamo lasciato il paese. Davanti all’orrore della sua morte solitaria, davanti alle angosciose alternative che precedettero la sua morte, io mi chiedo se questo è accaduto a noi, a noi che compravamo gli aranci da Girò e andavamo a passeggio nella neve. Allora io avevo fede in un avvenire facile e lieto, ricco di desideri appagati, di esperienze e di comuni imprese. Ma era quello il tempo migliore della mia vita e solo adesso che m’è sfuggito per sempre, solo adesso lo so.

(Natalia Ginzburg,  “Inverno in Abruzzo” in Le piccole virtù, Einaudi)

Lady C.

“Whilst all her womb was open and soft, and softly clamoring, like a sea-anemone under the tide, clamoring for him to come in again and make a fulfillment for her. She clung to him unconscious in passion, and he never quite slipped from her, and she felt the soft bud of him within her stirring, and strange rhythms flushing up into her with a strange rhythmic growing motion, swelling and swelling til it filled all her cleaving consciousness”

(D.H. Lawrence, Lady Chatterley’s Lover)

come una porticina

Young Susan Sontag (ca. 1959-61) by Morton Schliefer

Young Susan Sontag (ca. 1959-61) by Morton Schliefer

Writing is a little door. Some fantasies, like big pieces of furniture, won’t come through.

La scrittura è una porticina. Certi pensieri – come mobili troppo grossi – non ci passano.

(Susan Sontag, “As Consciousness Is Harnessed to Flesh: Journals and Notebooks, 1964-1980” Farrar, Straus and Giroux)

e scivola nel pomeriggio d’oro

Salvador Dali’s illustrations for Lewis Carroll’s “Alice in Wonderland” (1969) Maecenas Press-Random House

One of Salvador Dalì’s illustrations for Lewis Carroll’s “Alice in Wonderland” (1969) Maecenas Press-Random House

E scivola nel pomeriggio d’oro
piano la barca col pigro equipaggio;
un remo qua, uno là, senza perizia
manovran le braccine, nel miraggio
di dare un qualche senso razionale
al nostro zigzagar di vasto raggio.

Ah, mie Tre-mende! In quest’ora di pace
con questo tempo di sogno pretendere
una storia dal mio fiato fugace
che non basta a far muovere una piuma!
Ma che può mai una voce allo stremo
contro tre lingue e tutte con un remo?

E già dardeggia Prima imperiosa
Il suo editto: “Dai, su, comincia!”
mentre Secunda, più cerimoniosa,
“mettici dentro nonsensi a palate!”
Tertia interviene con qualche sua chiosa
almeno trentatrè volte al minuto.

All’improvviso è calato il silenzio
tre fantasie rincorrono a gogò
il sogno della bimba in un paese
di meraviglie inedite e di “Oibò!”
di chiacchericci con lepri e stregatti
Ma poi non sanno se crederci o no.

E quando ormai la storia ha prosciugate
le polle della mente che racconta
invano tenta l’esaurito vate
di darci un taglio e piano esala “il resto
un’altra volta…” ma le tre sfrenate
Vocine: “ma questa è già un’altra volta!”

Ed il Paese Delle Meraviglie
nacque così, cullato dall’acqua,
schizzaron pazze fuori le sue figlie
e ora che la storia è terminata
noi verso casa dirigiam le chiglie:
la luna al sole chiede compermesso.

Alice mia, con mano tenerissima
deponi questa bambinella storia
in mezzo ai sogni che i fanciulli intrecciano
col mistico nastro della memoria:
come il serto che il pellegrino colse
nelle lande di Tantotempofà.

Lewis Carroll, “All in the Golden Afternoon”, in  “Alice nel paese delle meraviglie”, traduzione di Aldo Busi, Rizzoli.