un gesto fra molti gesti possibili  

Isadora

Bisogna dunque che continui a rappresentare me stesso, se voglio essere percepito? (…) il modo in cui voglio o non voglio comportarmi viene fuori soltanto quando parlo e ribatto? Non lo riconoscono affatto dal mio modo di muovermi, di tenere la testa, di guardarmi in giro ? (…) Devo ancora escogitare un nuovo atteggiamento per ogni nuovo passo che faccio ? Mi si legge in faccia che devo sempre scegliere un gesto fra molti gesti possibili ?

(Peter Handke , Breve lettera del lungo addio, traduzione italiana di B.  Bianchi)

to get acquainted in this new world

boreas

John William Waterhouse: Boreas, 1903

He was confused, painfully conscious of his inarticulateness. He had felt the bigness and glow of life in what he had read, but his speech was inadequate. He could not express what he felt, and to himself he likened himself to a sailor, in a strange ship, on a dark night, groping about in the unfamiliar running rigging. Well, he decided, it was up to him to get acquainted in this new world.

(Jack London, Martin Eden)

Era confuso, penosamente cosciente della sua inettitudine a esprimersi. Sentiva la grandezza, l’intensità di ciò che aveva letto, ma le parole sfuggivano al suo pensiero e non poteva descrivere ciò che risentiva, e si paragonò a un marinaio sperduto in una notte buia su un mare ignoto, che manovrasse alla cieca. Ebbene!, decise fra sé, spettava a lui avvezzarsi a quel mondo nuovo.

(Jack London, Martin Eden, traduzione italiana di Gian Dàuli)

 

d’una vaga incipriatura estetica

Giovanni Boldini, "Donna Franca Florio)

“Chi era ella mai?
Era uno spirito senza equilibrio in un corpo voluttuario. A similitudine di tutte le creature avide di piacere, ella aveva per fondamento del suo essere morale uno smisurato egoismo. La sua facoltà precipua, il suo asse intellettuale, per dir così, era l’immaginazione: una immaginazione romantica, nutrita di letture diverse, direttamente dipendente dalla matrice, continuamente stimolata dall’isterismo. Possedendo una certa intelligenza, essendo stata educata nel lusso d’una casa romana principesca, in quel lusso papale fatto di arte e di storia, ella erasi velata d’una vaga incipriatura estetica, aveva acquistato un gusto elegante; ed avendo anche compreso il carattere della sua bellezza, ella cercava, con finissime simulazioni e con una mimica sapiente, di accrescerne la spiritualità, irraggiando una capziosa luce d’ideale.
Ella portava quindi, nella commedia umana, elementi pericolosissimi; ed era occasion di ruina e di disordine più che s’ella facesse pubblica professione d’impudicizia.
(Gabriele D’Annunzio, “Il piacere”)

e scivola nel pomeriggio d’oro

Salvador Dali’s illustrations for Lewis Carroll’s “Alice in Wonderland” (1969) Maecenas Press-Random House

One of Salvador Dalì’s illustrations for Lewis Carroll’s “Alice in Wonderland” (1969) Maecenas Press-Random House

E scivola nel pomeriggio d’oro
piano la barca col pigro equipaggio;
un remo qua, uno là, senza perizia
manovran le braccine, nel miraggio
di dare un qualche senso razionale
al nostro zigzagar di vasto raggio.

Ah, mie Tre-mende! In quest’ora di pace
con questo tempo di sogno pretendere
una storia dal mio fiato fugace
che non basta a far muovere una piuma!
Ma che può mai una voce allo stremo
contro tre lingue e tutte con un remo?

E già dardeggia Prima imperiosa
Il suo editto: “Dai, su, comincia!”
mentre Secunda, più cerimoniosa,
“mettici dentro nonsensi a palate!”
Tertia interviene con qualche sua chiosa
almeno trentatrè volte al minuto.

All’improvviso è calato il silenzio
tre fantasie rincorrono a gogò
il sogno della bimba in un paese
di meraviglie inedite e di “Oibò!”
di chiacchericci con lepri e stregatti
Ma poi non sanno se crederci o no.

E quando ormai la storia ha prosciugate
le polle della mente che racconta
invano tenta l’esaurito vate
di darci un taglio e piano esala “il resto
un’altra volta…” ma le tre sfrenate
Vocine: “ma questa è già un’altra volta!”

Ed il Paese Delle Meraviglie
nacque così, cullato dall’acqua,
schizzaron pazze fuori le sue figlie
e ora che la storia è terminata
noi verso casa dirigiam le chiglie:
la luna al sole chiede compermesso.

Alice mia, con mano tenerissima
deponi questa bambinella storia
in mezzo ai sogni che i fanciulli intrecciano
col mistico nastro della memoria:
come il serto che il pellegrino colse
nelle lande di Tantotempofà.

Lewis Carroll, “All in the Golden Afternoon”, in  “Alice nel paese delle meraviglie”, traduzione di Aldo Busi, Rizzoli.