si parte

Veruschka, Dress by Kimberly, New York, January 1967 © Richard Avedon

Veruschka, Dress by Kimberly, New York, January 1967 © Richard Avedon

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un gesto fra molti gesti possibili  

Isadora

Bisogna dunque che continui a rappresentare me stesso, se voglio essere percepito? (…) il modo in cui voglio o non voglio comportarmi viene fuori soltanto quando parlo e ribatto? Non lo riconoscono affatto dal mio modo di muovermi, di tenere la testa, di guardarmi in giro ? (…) Devo ancora escogitare un nuovo atteggiamento per ogni nuovo passo che faccio ? Mi si legge in faccia che devo sempre scegliere un gesto fra molti gesti possibili ?

(Peter Handke , Breve lettera del lungo addio, traduzione italiana di B.  Bianchi)

la curva delle cose

 

continuo

Sylvie Guillem in Continuo, by Antony Tudor

 

“Queste cose finiscono col prendere una certa curva” –
Cosa fai, dunque, alla fine della curva?
scendi, m’immagino, o meglio: ti fanno scendere,
poggi il piede a terra, in un punto lontano,
un paesaggio vuoto e sbiadito  – spaesata
ti guardi attorno e non trovi
orizzonte, né linee per orientarti, solo
vaste sospensioni di tempo e spazio
senza direzione da seguire,
se non indietro,
dove non puoi, non vuoi andare
anche se ogni singola fibra del tuo corpo
tende
a quel magnete.

(Brenda Porster,  The Curve of Things, traduzione mia)

“These things do tend to take a certain curve”
– so what do you do at the end of the curve?
get off, I suppose, or, better, are let off,
stepping down to a point off the line,
a bleached and empty landscape, displaced
you look around you and can find
no horizon, no axis to refer to, only
vast suspensions of space and time
with no direction to follow,
except backwards,
where you cannot, will not go
though your body’s every fiber
be aligned
to that pull.

to get acquainted in this new world

boreas

John William Waterhouse: Boreas, 1903

He was confused, painfully conscious of his inarticulateness. He had felt the bigness and glow of life in what he had read, but his speech was inadequate. He could not express what he felt, and to himself he likened himself to a sailor, in a strange ship, on a dark night, groping about in the unfamiliar running rigging. Well, he decided, it was up to him to get acquainted in this new world.

(Jack London, Martin Eden)

Era confuso, penosamente cosciente della sua inettitudine a esprimersi. Sentiva la grandezza, l’intensità di ciò che aveva letto, ma le parole sfuggivano al suo pensiero e non poteva descrivere ciò che risentiva, e si paragonò a un marinaio sperduto in una notte buia su un mare ignoto, che manovrasse alla cieca. Ebbene!, decise fra sé, spettava a lui avvezzarsi a quel mondo nuovo.

(Jack London, Martin Eden, traduzione italiana di Gian Dàuli)